Category: Architettura

Gli spazi del Natale: come l’architettura dà forma alle nostre feste

Ogni anno, quando ci avviciniamo al Natale, gli spazi che abitiamo iniziano a trasformarsi senza che quasi ce ne accorgiamo. Le case si riempiono di luci calde, di piccoli oggetti che tirati fuori da una scatola sembrano subito evocare ricordi, mentre le città cambiano ritmo e aspetto. È curioso pensare a quanto l’architettura – la nostra architettura quotidiana – abbia un ruolo così forte nel definire il modo in cui viviamo queste settimane. La casa, in particolare, diventa una sorta di teatro delle emozioni familiari: l’albero che trova il suo posto ideale vicino a una finestra, le sedie aggiunte alla rinfusa attorno alla tavola, le luci che diventano più morbide, quasi a voler dire “fermati un po’”. Non sono gesti casuali. Sono scelte spaziali, architettoniche, anche se fatte senza pensarci troppo. In quei giorni la casa non è solo funzione: è atmosfera, è memoria, è accoglienza. Fuori, poi, le città recitano la loro parte con grande maestria. Le luminarie non si limitano a decorare: ridisegnano volumi, sottolineano geometrie, reinterpretano le facciate. Un arco illuminato, una strada che si stringe tra luci sospese, una piazza che si accende diventando un punto di ritrovo… tutto questo crea scenografie temporanee che durano poche settimane, ma che riescono a dare un’identità forte al luogo e al tempo. È architettura effimera, certo, ma capace di evocare emozioni profonde. Oggi questa magia è resa possibile anche dalla tecnologia: LED, materiali sicuri, strutture leggere ma solide, sistemi smart che permettono di illuminare in modo sostenibile. Dietro a un effetto poetico c’è spesso un lavoro tecnico importante, una progettazione che unisce estetica e ingegneria. E forse è proprio questa combinazione – il dialogo continuo tra ciò che si vede e ciò che sorregge ciò che si vede – a rendere affascinante la trasformazione degli spazi durante il Natale. Ogni anno, osservando questo cambiamento, mi ricordo perché faccio questo mestiere. L’architettura non vive soltanto nelle grandi opere o nei progetti complessi: vive anche in questi piccoli gesti collettivi, nelle scelte intuitive che ciascuno fa quando vuole rendere un luogo più accogliente, più suo, più carico di significato. Progettare significa creare possibilità: possibilità di incontro, di bellezza, di memoria condivisa. E il Natale, con la sua capacità di trasformare gli spazi e di farci sentire parte di qualcosa, lo ricorda in modo particolarmente chiaro.

Arch. Ing. Antonio D’Onofrio

Sheffield, dove il passato incontra il futuro: dialoghi architettonici in una città che cambia

Sheffield è una città dalla doppia anima. Camminando per il suo centro si percepisce subito come il tessuto urbano alterni, quasi senza soluzione di continuità, eleganti edifici vittoriani e strutture industriali riconvertite a costruzioni moderne dal linguaggio architettonico più audace. È una città che non ha scelto di cancellare il proprio passato, ma neppure di rimanerne prigioniera: preferisce far convivere memoria e innovazione, e in questa tensione trova la propria identità più autentica. Gli edifici storici raccontano l’epoca in cui Sheffield era una potenza industriale. La Town Hall, con la sua architettura decorativa di fine Ottocento, è un manifesto civico che parla di un’epoca di fiducia nel progresso e di orgoglio municipale. Endcliffe Hall, con la monumentalità delle residenze private vittoriane, mostra invece la ricchezza di una borghesia industriale che costruiva case come simboli di successo economico e sociale. E poi ci sono i siti come l’Abbeydale Industrial Hamlet, testimonianze preziose di un passato manifatturiero che non solo ha segnato il paesaggio, ma ha letteralmente costruito la città e la sua cultura.

A questa eredità si affianca una Sheffield nuova, consapevole che il linguaggio del XXI secolo deve parlare di sostenibilità, ricerca e trasformazione. In questo senso il ruolo dell’università è determinante: molti degli edifici contemporanei più interessanti nascono proprio nel campus. The Diamond ne è l’esempio più emblematico. Realizzato nel 2015 come hub della facoltà di Ingegneria, è un edificio che non cerca di mimetizzarsi, ma nemmeno di imporsi in modo arrogante. La sua facciata geometrica, ispirata anche ai motivi tradizionali dell’architettura locale, crea un equilibrio fra modernità e contesto urbano. All’interno, spazi flessibili, laboratori e aree di studio mostrano quanto la funzionalità contemporanea richieda nuove forme, nuove idee e nuovi rapporti con la luce e con il comfort.

Anche il Winter Garden, con la sua grande struttura in legno e vetro, testimonia un’altra direzione della modernità: la necessità di inserire natura e qualità ambientale nella vita urbana. Non è solo un esercizio formale, ma un gesto sociale, un segno di accoglienza e di apertura. Edifici come l’Arts Tower o la Western Bank Library ricordano invece la modernità del secondo dopoguerra: linee pulite, superfici vetrate, volumi razionali. Questi edifici costituiscono un ponte temporale tra la Sheffield industriale e quella contemporanea.

Da architetto, ciò che trovo più interessante è proprio il dialogo – a volte armonioso, altre volte più conflittuale – che si crea fra questi mondi. Le città vive sono stratificate, e Sheffield abbraccia questa stratificazione senza timore. Il rischio, come sempre, è l’eccesso: un edificio contemporaneo troppo autoreferenziale può disturbare l’equilibrio urbano, mentre una conservazione troppo rigida può impedire la crescita e l’innovazione. Qui, però, si nota un tentativo costante di mediazione: che si tratti di reinterpretare pattern storici, di adeguare le scale o di usare materiali che richiamano la tradizione locale, la città sembra voler coltivare una continuità, pur accettando di cambiare volto.

In definitiva, la forza di Sheffield sta proprio nel suo mostrarsi così com’è: una città che porta sulla pelle i segni del XIX secolo e allo stesso tempo si proietta, con coraggio, nelle esigenze del presente. La presenza simultanea di edifici storici, parchi urbani e di architetture contemporanee come The Diamond non è una contraddizione, ma un racconto di identità. Ed è forse questo che più conquista: non la perfezione formale, ma la sincerità di una città che cresce senza dimenticare ciò che è stata.

Arch. Ing. Antonio D’Onofrio

English Version

Sheffield, Where Past Meets Future: Architectural Dialogues in a Changing City

Sheffield is a city with a dual soul. Walking through its centre, you immediately sense how the urban fabric alternates—almost seamlessly—between elegant Victorian buildings and industrial structures transformed into modern constructions with bold architectural vocabularies. It is a city that has chosen neither to erase its past nor to remain imprisoned by it: instead, it allows memory and innovation to coexist, and in this tension it finds its most authentic identity.

The historic buildings speak of the era when Sheffield was an industrial powerhouse. The Town Hall, with its decorative late-nineteenth-century architecture, is a civic manifesto that evokes a time of faith in progress and strong municipal pride. Endcliffe Hall, with the monumentality of Victorian private residences, reflects the wealth of an industrial bourgeoisie that built houses as symbols of economic and social success. And then there are sites like the Abbeydale Industrial Hamlet, precious witnesses to a manufacturing past that not only shaped the landscape but quite literally built the city and its culture.

Alongside this heritage stands a new Sheffield, aware that the architectural language of the twenty-first century must speak of sustainability, research, and transformation. In this sense, the role of the university is crucial: many of the most interesting contemporary buildings emerge from the campus itself. The Diamond is the most emblematic example. Completed in 2015 as a hub for the Faculty of Engineering, it is a building that neither tries to blend in nor to impose itself arrogantly. Its geometric façade, inspired in part by traditional local architectural motifs, creates a balance between modernity and its urban surroundings. Inside, flexible spaces, laboratories, and study areas demonstrate how contemporary functionality requires new forms, new ideas, and new relationships with light and comfort.

The Winter Garden, with its large timber-and-glass structure, represents yet another direction in modernity: the need to bring nature and environmental quality into urban life. It is not merely a formal exercise, but a social gesture—a symbol of welcome and openness. Buildings such as the Arts Tower or the Western Bank Library, instead, recall the modernity of the post-war period: clean lines, glazed surfaces, rational volumes. These buildings form a temporal bridge between industrial Sheffield and its contemporary counterpart.

As an architect, what I find most fascinating is precisely the dialogue—at times harmonious, at times more conflictual—that arises between these worlds. Living cities are layered, and Sheffield embraces this layering without fear. The risk, as always, lies in excess: a contemporary building that is too self-referential can disrupt the urban balance, while overly rigid preservation can prevent growth and innovation. Here, however, one perceives a constant effort at mediation: whether through the reinterpretation of historical patterns, the adjustment of scales, or the use of materials that echo local traditions, the city seems intent on cultivating continuity, even as it accepts a changing face.

Ultimately, Sheffield’s strength lies in presenting itself exactly as it is: a city that carries the marks of the nineteenth century on its skin while boldly projecting itself toward the needs of the present. The simultaneous presence of historic buildings, urban parks, and contemporary architecture such as The Diamond is not a contradiction but a narrative of identity. And perhaps this is what is most captivating: not formal perfection, but the sincerity of a city that grows without forgetting what it has been.

Arch. Eng. Antonio D’Onofrio

Pannellature di rivestimento: come stanno cambiando il modo di ristrutturare gli interni

Negli ultimi anni, sempre più persone si sono avvicinate al mondo delle ristrutturazioni cercando soluzioni che permettano di trasformare gli ambienti senza affrontare lavori invasivi, lunghi o stressanti. In questo contesto le pannellature di rivestimento hanno assunto un ruolo da protagoniste, grazie alla loro capacità di rinnovare completamente l’aspetto di una parete — e di conseguenza dell’intero spazio — in modo rapido, pulito e sorprendentemente versatile. È affascinante osservare come un intervento apparentemente semplice possa incidere così tanto sulla percezione di un ambiente, rendendolo più accogliente, più moderno o semplicemente più adatto allo stile di vita di chi lo abita.

 

La forza delle pannellature sta nella loro immediatezza: si installano a secco, senza intonaci e senza le lunghe attese tipiche delle finiture tradizionali. Questo significa meno polvere, meno rumore e soprattutto tempi ridotti, un aspetto sempre più apprezzato sia da chi vive in casa durante i lavori sia da chi, ad esempio nel settore commerciale, non può permettersi lunghe chiusure. Ma la rapidità è solo uno dei vantaggi. Le pannellature hanno iniziato a diffondersi capillarmente perché offrono un numero quasi infinito di soluzioni estetiche. Esistono pannelli che riproducono fedelmente venature di legno caldo e materico, superfici in pietra, resine dall’effetto contemporaneo, finiture tridimensionali pensate per catturare la luce, o ancora superfici laccate e decorative che ben si inseriscono in ambienti più eleganti. Questa varietà consente di personalizzare gli spazi in modo molto più preciso rispetto alla semplice tinteggiatura, soprattutto quando si desidera creare un punto focale o un’atmosfera particolare. Un aspetto spesso sottovalutato, ma molto rilevante, riguarda il comfort. Una pannellatura, infatti, non è solo un elemento estetico: alcune tipologie migliorano l’isolamento acustico, altre contribuiscono all’isolamento termico, altre ancora consentono di nascondere imperfezioni, cablaggi o vecchie superfici che richiederebbero interventi invasivi per essere sistemate. E questo vale sia nelle case più datate sia in locali commerciali che hanno bisogno di un aggiornamento continuo dell’immagine. La possibilità di coprire pareti irregolari o superfici danneggiate senza demolire rappresenta un vantaggio pratico ed economico che negli ultimi tempi molti stanno imparando a valorizzare. Anche la manutenzione è un tema importante. Gran parte dei pannelli oggi in commercio è pensata per essere resistente, facilmente lavabile e duratura nel tempo. Questo li rende particolarmente adatti a zone come ingressi, cucine, bagni o spazi ad alto transito, dove l’estetica va necessariamente accompagnata da una certa funzionalità. È uno dei motivi per cui le pannellature sono sempre più presenti anche in hotel, uffici e negozi, dove il rapporto tra effetto visivo e praticità d’uso è fondamentale. Dietro questa crescita non c’è solo una tendenza estetica, ma anche una nuova sensibilità verso il modo in cui viviamo gli interni. Le persone cercano soluzioni che migliorino la quotidianità, che permettano di intervenire rapidamente e che diano un’identità precisa agli spazi, senza necessariamente affrontare cantieri complessi. Le pannellature soddisfano pienamente questa esigenza: sono un equilibrio tra design e funzionalità, semplicità e innovazione.

Personalmente, vedo nelle pannellature un alleato prezioso. Le considero uno strumento capace di dare forma a idee progettuali anche molto differenti tra loro: dalla parete protagonista che racconta una storia, alla superficie che armonizza un ambiente, fino alla soluzione tecnica che migliora comfort e prestazioni senza stravolgere la struttura esistente. Trovo particolarmente interessante come un semplice pannello possa cambiare il rapporto tra luce e spazio, come possa dare profondità a una stanza o renderla più accogliente. È un approccio progettuale che combina estetica, intelligenza costruttiva e rispetto per i tempi e le esigenze dei clienti. In definitiva, credo che l’evoluzione delle pannellature rappresenti un passo naturale nel modo contemporaneo di concepire la ristrutturazione. Non sono solo un “rivestimento”, ma un linguaggio nuovo, una possibilità in più per raccontare un ambiente e per costruire spazi che parlino davvero di chi li vive. E, dal mio punto di vista, è proprio questa capacità di unire bellezza, funzionalità e velocità d’intervento a renderle una delle soluzioni più stimolanti del nostro tempo.

Arch. Ing. Antonio D’Onofrio

L’importanza dei colori nella ristrutturazione di un appartamento: come le scelte cromatiche trasformano gli spazi

Quando si parla di ristrutturazione, la mente corre subito a impianti, materiali, distribuzione degli spazi e arredi. Il colore, invece, rischia spesso di essere relegato in secondo piano: considerato un dettaglio estetico da definire alla fine. Eppure, chi progetta gli spazi sa bene che le tinte rappresentano un elemento progettuale fondamentale, capace di incidere sulla percezione, sulla funzionalità e persino sull’equilibrio emotivo di chi abita la casa. In un appartamento ristrutturato, il colore non è un semplice rivestimento delle pareti: è una vera e propria componente architettonica, che amplifica o riduce volumi, armonizza materiali e arredi, modula la luce e contribuisce a costruire una storia visiva coerente. Uno degli aspetti più affascinanti del colore è la sua capacità di modificare la percezione dello spazio senza alcun intervento strutturale. In un appartamento di dimensioni ridotte, ad esempio, l’uso di tonalità chiare come bianco, avorio o tortora può ampliarne visivamente i volumi, rendendo le stanze più luminose e ariose grazie alla capacità di riflettere la luce. Questo effetto risulta ancora più evidente se le pareti sono abbinate a pavimentazioni chiare e a un’illuminazione diffusa. Al contrario, le tonalità scure – grigio antracite, blu notte, verde bosco – “raccolgono” lo spazio, conferendogli profondità e aggiungendo un senso di intimità. Sono scelte perfette per living generosi, camere da letto accoglienti o nicchie architettoniche che si desidera valorizzare. Il colore può anche riordinare visivamente un ambiente: evidenziare una parete significa creare un punto focale, utile soprattutto in spazi irregolari o con volumetrie complesse.

 

 

La progettazione di un appartamento non riguarda solo lo spazio fisico ma anche quello emotivo. Ogni colore trasmette un linguaggio che può influenzare il nostro stato d’animo. Blu: rilassante, favorisce il riposo e la chiarezza mentale. Ottimo per camere e bagni. Verde: equilibrato e naturale, richiama quiete e concentrazione. Ideale in studio o in zone giorno. Giallo: energico, stimola creatività e buon umore. Perfetto per cucine, ingressi e aree dinamiche. Rosso e aranciati: vivaci e caldi, da utilizzare in accenti per non caricare eccessivamente lo spazio. Neutri: trasmettono calma e continuità, creano basi eleganti e senza tempo.

 

 

Conoscere il potere psicologico delle tonalità permette di scegliere palette in grado di sostenere le esigenze quotidiane degli abitanti: una casa non deve solo apparire bella, deve essere vivibile e favorire benessere e comfort. La scelta di un colore non può prescindere dal contesto in cui si inserisce. La tinta viene infatti percepita in rapporto a ciò che la circonda. Una parete grigio caldo, accanto a pavimenti in rovere naturale, assume una connotazione morbida e avvolgente. Lo stesso colore, abbinato a superfici lucide o metalli freddi, appare invece più deciso e contemporaneo. La luce naturale può far virare un beige verso il rosato o il giallastro; una luce LED fredda può rendere un bianco sterile, mentre una luce calda lo rende più accogliente. Per questo, durante la progettazione è fondamentale, inserire il modello tridimensionale nello spazio geografico reale, al fine di determinare l’incidenza della luce solare, non solo osservandola in diverse ore del giorno, ma anche nei diversi mesi dell’anno. E’ davvero importante valutare le tinte nella luce reale dell’appartamento, poiché i colori non sono mai assoluti: sono il risultato di un’interpretazione visiva influenzata da molte variabili.

 

 

Oggi vediamo affermarsi palette ispirate alla natura: verde salvia, terracotta, ocra, tabacco. Queste tonalità sono amate perché trasmettono equilibrio e continuità, e si integrano facilmente con materiali naturali come legno, pietra e fibre tessili. Tuttavia, seguire ciecamente una moda può essere rischioso. Le tendenze vanno interpretate alla luce del carattere dell’appartamento, del suo livello di luminosità e, soprattutto, della personalità di chi lo abita. Il colore migliore non è quello “di tendenza”, ma quello che crea il giusto compromesso tra estetica, funzionalità ed emozione. Dopo anni di esperienza nella ristrutturazione di appartamenti, posso dire con convinzione che il colore è uno degli strumenti progettuali più potenti e allo stesso tempo più sottovalutati. Spesso della mia professione, mi trovo a mostrare ai clienti quanto una semplice scelta cromatica possa cambiare completamente la percezione di uno spazio, valorizzare un dettaglio architettonico o correggere proporzioni difficili senza alcun intervento invasivo. Il colore è tecnica, certo, ma è anche emozione, memoria, identità. È ciò che rende una casa davvero “abitata” e non solo ben progettata. Per questo motivo, quando ristrutturo un appartamento, considero la palette cromatica non come l’ultimo tassello del percorso, ma come uno degli elementi fondativi del progetto. Ogni scelta di superficie, arredo o illuminazione entra in relazione con le tinte, e il risultato finale è un ambiente che funziona, accoglie e racconta chi lo vive.

 

Arch. Ing. Antonio D’Onofrio

Travi reticolari con corrente inferiore a perdere: efficienza costruttiva e integrazione strutturale

Negli ultimi anni, le travi reticolari con corrente inferiore a perdere hanno conquistato un ruolo sempre più rilevante nelle costruzioni a grandi luci, soprattutto in ambito industriale, direzionale e multipiano. La loro diffusione non è casuale: si tratta di una soluzione capace di coniugare prestazioni elevate, rapidità di montaggio e grande flessibilità per la gestione degli impianti. È un sistema che nasce dall’integrazione intelligente tra acciaio e calcestruzzo, riuscendo a trasformare un elemento tipico dell’officina metallica in un componente ibrido molto performante.

A differenza delle travi reticolari tradizionali, qui il corrente inferiore non viene considerato un elemento provvisorio, ma entra a far parte a pieno titolo della sezione strutturale finale. Rimane inglobato nel getto del solaio, diventando contemporaneamente armatura tesa e casseratura permanente. Questo accorgimento elimina molte delle operazioni che richiederebbero tempo in cantiere, a partire dalla realizzazione della cassaforma inferiore: un vantaggio che si traduce in lavori più rapidi, meno puntellazioni e una maggiore sicurezza durante le fasi di montaggio. Dal punto di vista strutturale, il comportamento risulta particolarmente favorevole. La reticolare consente di distribuire gli sforzi con grande efficienza, riducendo il peso proprio senza sacrificare la capacità portante. In esercizio, l’azione combinata acciaio–calcestruzzo permette di ottenere sezioni resistenti, rigide e controllate dal punto di vista deformativo. L’adozione dei criteri degli Eurocodici 3 e 4 consente inoltre di modellare la struttura tenendo conto delle diverse fasi costruttive e degli effetti differiti del calcestruzzo, garantendo un dimensionamento accurato e coerente con le normative europee.

Uno degli aspetti più apprezzati dai progettisti riguarda la gestione degli impianti. La geometria aperta del reticolo facilita il passaggio delle canalizzazioni, consentendo spesso di rinunciare a controsoffitti ingombranti o a soluzioni tecniche complesse. In edifici direzionali moderni, dove la densità impiantistica è elevata e lo spazio è prezioso, questo vantaggio è decisivo. Anche nei capannoni logistici, nei parcheggi sopraelevati o nelle strutture multipiano in acciaio, la possibilità di integrare impianti e travi in modo naturale porta a una semplificazione significativa del layout complessivo.

Un altro punto di forza è il rapporto costi–benefici. Pur richiedendo una produzione metallica accurata, il sistema permette di risparmiare in molte altre fasi del processo costruttivo: meno materiali di casseratura, meno opere provvisionali, tempi di montaggio ridotti e una logistica più semplice. Nei progetti di larga scala, questi risparmi diventano determinanti e giustificano l’adozione del sistema anche in contesti economicamente competitivi. Per tutti questi motivi, le travi reticolari con corrente inferiore a perdere si stanno affermando come una delle soluzioni più moderne e funzionali per edifici che richiedono grandi luci, rapidità di realizzazione e una forte integrazione tra struttura e impianti. Una tecnologia che interpreta bene le esigenze dell’edilizia contemporanea, sempre più orientata a sistemi leggeri, veloci e capaci di adattarsi alle sfide progettuali di oggi.

Da ingegnere, considero le travi reticolari con corrente inferiore a perdere una soluzione che merita attenzione non solo per le prestazioni, ma per la coerenza con il modo in cui oggi si dovrebbe progettare: integrando struttura, impianti e processi costruttivi in un unico sistema. L’esperienza maturata in cantiere e in fase progettuale mi ha mostrato come questa tecnologia riesca a semplificare realmente le opere, ridurre gli imprevisti e migliorare la qualità del risultato finale. In un settore in cui efficienza, affidabilità e rapidità sono sempre più cruciali, ritengo che queste travi rappresentino una risposta matura e tecnicamente evoluta alle esigenze delle costruzioni moderne.

Arch. Ing. Antonio D’Onofrio

L’ingegneria al servizio dell’architettura: equilibrio tra tecnica e memoria nelle opere storiche

L’ingegneria e l’architettura sono due linguaggi diversi che da sempre dialogano tra loro. L’una nasce dalla necessità di garantire stabilità, sicurezza e funzionalità; l’altra dal desiderio di dare forma e significato allo spazio. Quando queste discipline si incontrano, soprattutto nell’ambito dell’edilizia storica, il risultato dipende dall’equilibrio tra rigore tecnico e sensibilità culturale. Intervenire su un edificio antico non è mai un semplice esercizio di calcolo o un gesto estetico: è un atto di responsabilità verso la memoria collettiva. Ogni pietra, ogni crepa e ogni aggiunta raccontano una storia che deve essere compresa prima di essere modificata. La domanda che guida ogni professionista dovrebbe quindi essere: come può l’ingegneria contemporanea dialogare con la storia senza snaturarla?

L’ingegnere affronta l’edificio come un sistema complesso di equilibri statici, materiali e forze. Nel contesto del costruito storico, il suo compito non è solo calcolare o consolidare, ma comprendere il comportamento globale della struttura e i principi costruttivi originari. Ogni arco, volta o muratura portante racchiude soluzioni tecniche spesso raffinate, frutto di conoscenze empiriche tramandate nei secoli.

Un intervento strutturale ben progettato deve rispettare questo equilibrio, intervenendo dove serve, ma con la minima invasività possibile. Le tecniche di consolidamento e miglioramento sismico offrono oggi strumenti avanzati — come materiali compositi, rinforzi in fibra di carbonio o sistemi di monitoraggio digitale — ma l’obiettivo non deve mai essere quello di sovrapporre la tecnologia alla storia. La vera sfida dell’ingegnere è rendere la sua opera invisibile ma efficace.

L’architettura storica non è solo un insieme di muri e coperture: è la testimonianza tangibile di un’epoca, di una cultura, di un sapere costruttivo. Intervenire su di essa significa entrare in relazione con la storia, riconoscendo il valore del tempo e delle trasformazioni che l’edificio ha subito.

Il restauro conservativo, secondo i principi teorizzati da Cesare Brandi e sanciti dalla Carta di Venezia (1964), invita a rispettare la materia originale e l’autenticità del bene, intervenendo solo dove necessario e in modo riconoscibile e reversibile. In questo contesto, la figura dell’ingegnere assume una dimensione etica oltre che tecnica: ogni scelta di rinforzo, sostituzione o adeguamento impiantistico deve essere ponderata alla luce del valore storico e artistico dell’opera.

In un progetto di intervento sull’esistente, la collaborazione tra architetto e ingegnere non è un optional, ma la condizione stessa del successo. L’architetto porta la visione, la sensibilità per la forma, per la luce e per la memoria dei luoghi. L’ingegnere offre la capacità di tradurre quella visione in equilibrio strutturale e durabilità. Il punto di incontro sta nella comprensione reciproca: l’ingegnere che sa “leggere” un edificio storico come organismo architettonico, e l’architetto che sa accogliere le esigenze statiche e tecnologiche come parte del progetto. Quando questo dialogo è autentico, il risultato è un intervento coerente, rispettoso e sostenibile nel tempo. L’Italia offre esempi straordinari di interventi in cui ingegneria e architettura hanno lavorato in sinergia. Il Colosseo di Roma, ad esempio, ha visto negli ultimi decenni un’importante campagna di consolidamento e restauro che ha saputo unire rigore tecnico e rispetto filologico, utilizzando materiali compatibili e tecniche reversibili. Analogamente, il Ponte di Rialto a Venezia è stato oggetto di un complesso intervento di restauro strutturale che ha mantenuto inalterata la forma storica, garantendo al tempo stesso sicurezza e durabilità. In molti centri storici italiani, l’introduzione di rinforzi in fibra di basalto o acciaio inossidabile è stata realizzata in modo discreto, senza alterare le superfici o l’aspetto degli edifici. Sono esempi di una “ingegneria silenziosa”, capace di tutelare l’identità architettonica senza rinunciare alla sicurezza.

Personalmente, come professionista che ha avuto il privilegio di formarsi in entrambe le discipline — l’architettura e l’ingegneria — ho imparato che l’equilibrio tra le due non si trova nei manuali, ma nel cantiere, nel contatto diretto con la materia e con la storia. Ogni intervento su un edificio esistente è un dialogo delicato tra logica e sensibilità: da una parte la necessità di garantire stabilità e sicurezza, dall’altra il dovere di preservare la bellezza e l’autenticità di ciò che ci è stato consegnato. Quando l’ingegnere in me calcola, l’architetto osserva; quando l’architetto sogna, l’ingegnere misura.

Solo integrando questi due sguardi si può davvero operare nel rispetto del patrimonio storico, con soluzioni che non impongano la contemporaneità, ma la accompagnino con discrezione.

Arch. Ing. Antonio D’Onofrio

ADStudio D’ONOFRIO di Roma ha ricevuto il Best of Houzz 2022

ADStudio D’ONOFRIO di Roma ha ricevuto il Best of Houzz 2022
Il premio Best of Houzz 2022 riconosce i professionisti della casa con le migliori recensioni e i design più popolari tra la community di Houzz
Roma, 26 gennaio 2022 – Lo Studio di Architettura ADStudio D’ONOFRIO di Roma ha vinto il premio Best of Houzz Service su Houzz®, la piattaforma leader globale per il design e la ristrutturazione d’interni e d’esterni. Lo Studio in oggetto è stato scelta da milioni di utenti che popolano la community di Houzz tra gli oltre 2,7 milioni di professionisti del mondo del design di interni e della ristrutturazione.
“Best Of Houzz 2022” appare sul profilo dei vincitori con dei badge dedicati, come segno dell’eccellenza raggiunta. Questi premi aiutano gli oltre 65 milioni di proprietari di casa e amanti del design a identificare i professionisti più seguiti, apprezzati e con le migliori recensioni per i loro progetti.
“Abbiamo lanciato i premi Best of Houzz dieci anni fa per valorizzare il lavoro dei professionisti più talentuosi e orientati alla soddisfazione clienti del nostro settore”, spiega Liza Hausman, vice presidente di Industry Marketing per Houzz. “Quando i proprietari della casa visitano Houzz per trovare professionisti ai quali affidare i loro progetti, i badge Best of Houzz li aiutano nella loro decisione perché sono un emblema di fiducia e credibilità. Siamo estremamente fieri dei vincitori e delle vincitrici di quest’anno: molti di loro hanno vinto varie volte e siamo felici di conferire loro questo riconoscimento e offrire loro una piattaforma dove mostrare i propri lavori.”
Segui ADStudio D’ONOFRIO su Houzz

by ADStudio D’Onofrio

In evoluzione…

In evoluzione… Questa la sensazione del nostro team sulla base delle esperienze degli ultimi mesi.

Di seguito alcuni esempi di Progettazione & Interior Design di cui ci stiamo occupando, relativi a case da ristrutturare per single o coppie.

Per alcuni si tratta di una nuova casa da adattare alle proprie esigenze, per altri di rivedere una parte della casa attuale riadattandola a nuove esigenze e/o a nuove tendenze.

Molto bello e stimolante entrare in contatto con le persone e le loro necessità, frutto delle loro storie di vita.

Così si delinea una sinergia che ci vede coinvolti nel supportarli nelle scelte progettuali importanti, esprimerle al meglio (in termini di vivibilità, funzionalità, colori, ma sempre in linea con i gusti del committente), renderle “visibili in anteprima” tramite un render e quindi farle diventare realtà.

Anche in ambito commerciale ci stiamo occupando della progettazione del Logo e dell’allestimento di uno studio medico polifunzionale. L’approccio, l’entusiasmo, l’esperienza e la professionalità restano le stesse.

by ADStudio D’Onofrio

Arredare a Natale

Dicembre è tornato, e con lui anche l’atmosfera del Natale che si fa spazio più o meno pigramente. In molti hanno già cominciato a decorare la propria casa.

Si possono prendere ispirazioni da idee di tendenza del momento, resta fondamentale, a nostro avviso, utilizzare addobbi e colori che ci rappresentino e che siano in armonia con la nostra casa e con noi.

Probabilmente avrete a disposizione diverso materiale, la cosa fondamentale è scegliere con cura quello che vale la pena utilizzare senza “farsi prendere la mano” integrando, eventualmente, nuovi accessori, così come fareste nella composizione di un outfit, per un risultato che vi rappresenta completamente.

Soprattutto se avete ristrutturato la vostra casa, fondamentale è rispettare lo stile scelto, utilizzando decorazioni che appariranno come parte integrante dell’ambiente. La scelta dei colori e dello stile sono fondamentali. 

Per una casa dallo Stile Classico, possiamo optare per Addobbi Naturali e Profumati con l’introduzione di vetro, legno, uniti a stecche di cannella, pigne, arance essiccate, anice stellato, ecc., facendo attenzione a non unire più di quattro o cinque elementi. Addobbi Vintage, se si ha la possibilità di recuperare da parenti qualche addobbo in vetro “di una volta”, o prenderli in qualche mercatino, uniti a nuovi addobbi sempre in vetro o legno, facendo attenzione a mantenere l’armonia. In questo caso il rosso è un must!

Per una casa dallo Stile Contemporaneo, Shabby o Provenzale, con predominanza di bianco e legno naturale o decapato, si può optare per Addobbi Total White, per atmosfere Minimal dove è ammesso anche l’argento per effetti “Polari”. Addobbi Bohémien, per una atmosfera rilassata e armoniosa, dai colori pastello “morbidi” e naturali. Anche in questo caso, non integrare più di tre nuance (consigliati bianco e crema).  

Per una casa dallo Stile Moderno o Industrial, si può osare uno stile Kitsch con addobbi in metallo (anche fai da te), uniti ad elementi con  tonalità profonde come il nero, il verde scuro, e a punti di luce con colori brillanti come senape o fuxia. I colori a contrasto li scegliete voi, corredati sempre da lucine semplici ad esaltare il tutto. Qui, più che mai, vale la regola di non esagerare!  Altra opzione, molto in linea con questo stile, è una Installazione in Ferro a forma di abete ricoperta di lucine, da posizionare su un supporto o da appendere alla parete.

In generale, per tutti, l’albero da adottare è, secondo noi, il classico abete verde, con una deroga a quelli che sembrano innevati. L’albero, infatti, dovrà essere la base di partenza per ospitare il vostro stile come la tela per un pittore.  

Le dimensioni sono da valutare in base all’ampiezza della stanza e al posizionamento.

In alternativa al classico albero, possiamo adottare, come detto, un albero stilizzato o a parete. I materiali in questo caso saranno eterogenei, dal legno, al ferro, ad una porzione di albero, arricchiti di lucine e poco altro (conchiglie o piccoli accessori in vetro trasparente, ecc.). Si consiglia la soluzione da muro per coloro che hanno bambini piccoli, animali domestici o semplicemente come soluzione salvaspazio.

Per il resto della casa ghirlande, calze della befana, candele, e l’adozione anche di un singolo oggetto, in linea con lo stile cromatico scelto, per ogni stanza della casa. Lucine per le finestre, e un addobbo semplice per tutte le porte di casa, non solo quella di ingresso.

Questi i consigli che vi vogliamo condividere, sperando di contribuire nella creazione di feste serene e in armonia.  

Noi rimarremo operativi. Se avete intenzione di rivedere la vostra casa e nel periodo Natalizio avete tempo per parlarne, sentiamoci.

by ADStudio D’Onofrio

Se non ora…quando? Bonus Casa 2022….Coming Soon

In questo periodo stiamo incontrando una serie di persone che hanno esigenze o idee e che, al tempo stesso, si sentono insicure nel procedere a realizzarle.

Oltre all’impegno economico, che è definito in modo coerente con le proprie capacità di spesa, il rifare la propria casa implica una revisione profonda di tutto ciò che abbiamo accumulato nel tempo e che rimane incatenato a noi, anche se non più utile, adeguato, necessario. Il prendere in mano le proprie cose passate e avere il coraggio di eliminarle per fare spazio al nuovo è una attività che ci fa bene in tanti settori e sotto tanti punti di vista!

La buona notizia, che potrebbe dare un supporto pratico nel decidere di procedere, riguarda la definizione della Legge di Bilancio 2022 nella sua versione definitiva, dove dovrebbe trovar posto anche la conferma di estensione di tutti i bonus casa, della cessione del credito e dello sconto in fattura. Quindi si potrebbe estendere la possibilità di usufruire delle agevolazioni vigenti come aiuto concreto a rinnovare la propria casa.

Se sei una di quelle persone che sta rimandando da tanto (… troppo (?)) tempo… beh forse è il momento giusto per agire!

Contattaci per una consulenza e lavoriamo insieme per creare la tua casa al presente.

by ADStudio D’Onofrio